Di
Il documento 314 (CCCXIV) dellโanno 1019, mi ha indotto a delle riflessioni che erano giร state riproposte dalla dotta bibliografia vesuviana, ma che allo stesso tempo mi inducono a considerare i fatti narrati come legittima apertura a nuove ipotesi storiche. Il documento puรฒ essere assimilato ad un atto giuridico, piรน che notarile e per questo non risulta privo di indizi che possono apparire come semplici informazioni, ma che in realtร forniscono importanti elementi di studio. Lโarea geografica nel quale รจ calata la vicenda รจ nota come Massa Sollensis e nello specifico con il toponimo di Calastro. Il primo corrisponde ad un luogo ampio, ad unโarea che abbraccia contrade e villaggi o piรน semplicemente terreni che vanno dal Sebeto a Torre del Greco. Il secondo toponimo invece, riguarda unโarea della Massa. Il documento per questo diventa interessante. Non risparmia riferimenti topografici che hanno nel Medioevo un valore forte, essendosi estinte quasi tutte le fonti. Basti dire a tal riguardo che i Regii Archivi erano corredati da planimetrie e disegni che illustravano in maniera ancor piรน dettagliata gli argomenti trattati e che questi faldoni andarono per sempre perduti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Aniello Langella – San Pietro a Calastro nelle carte dei Monumenta – vesuvioweb 2016.pub