Pompei
1910
A cura di Aniello Langella
“Napoli, il 13 marzo 1787…”, con questa annotazione Johann Wolfgang von Goethe, inizia a tratteggiare una delle sue passeggiate romantiche a Pompei. E prosegue: “Oggi pure voglio scrivere alcuni versi, acciรฒ una lettera tenga dietro immediatamente allโaltra. Tutto mi va a seconda; perรฒ io vedo meno di quanto dovrei. Questo cielo ispira la mollezza, il desiderio di vita comoda; intanto perรฒ, vado acquistando poco a poco, idea sempre piรน precisa della cittร . Domenica siamo stati a Pompei. Avvennero molti infortuni a questo mondo, ma nessuno che valga ad arrecare cotanta soddisfazione ai posteri. Non ho visto finora cosa piรน interessante di quella cittร sepolta. Le case vi sono piccole, ristrette, perรฒ dipinte tutte allโinterno nel modo, il piรน grazioso. La porta della cittร , come parimenti i sepolcri, sono meravigliosi. Viddi la tomba di una sacerdotessa, a forma di banco semicircolare, con spalliera, in pietra, e con una iscrizione incisa a grandi lettere. Si vedevano al di sopra della spalliera il mare, ed il sole che scendeva allโoccaso. Localitร stupenda, degna del bel pensiero”.
Sono le parole di un viaggiatore, di un poeta, di un romantico artista che celebra a tutti i costi la bellezza e vuole che questa assurga ad emblema assoluto della vita ed anche dell’esistenza piรน oltre, allontanandosi discretamente e per un attimo dal suo innato laicismo.
Le immagini sono state tratte da Pompeii, W. M. Mackenzie, dato alle stampe nel 1910 a Londra.



















