Il Vesuvio nelle immagini nel 1890
Da
La patria; geografia dell’ Italia. Cenni storici, costumi, topografia, prodotti, industria, commercio, mari, fiumi, laghi, canali, strade, ponti, strade ferrate, porti, monumenti, dati statistici; popolazione, istruzione, bilanci provinciali e comunali, istituti di beneficenza, edifizi pubblici, ecc., ecc.
1890

Il conico e bicipite monte Vesuvio, Vorgorjlio e il terrore di Napoli, secondo laย bella espressione del senatore Luigi Palmieri direttore dell’Osservatorio, ed uno dei piรน cospicui, sebbene dei piรน piccoli vulcani attivi, ergesi solitario sopra una base quasi circolare, della circonferenza di 28 chilometri, col piede prossimo al mare, in mezzo ad una pianura vulcanica coperta di tufo trachitico. Quest’unico vulcano attivo nel continente europeo ha una base che copre una superficie di circa 270 chilometri quadrati. A ovest il fiuraicello Sebeto Io separa dai Campi Flegrei, fra i quali e il Vesuvio stcndesi nella pianura l’immensa Napoli. A nord il Vesuvio spingesi a breve distanza dai monti calcarei di Nola e a est e sud-est sino ai monti consimili sopra Sarno e Nocera.
La sua pendenza รจ dolce al principio, sotto 2 gradi, ma cresce sino alla metร circa a 10 gradi. Cambia allora la sua forma che giร incomincia a farsi sentire la biforcazione della vetta e mentre a nord il declivio semicircolare divien sempre piรน scosceso, spianasi nel lato opposto in un pianoro in mezzo al quale ergesi la cresta meridionale, il Vesuvio propriamente detto, la cui base ragguagliasi a circa 2800 metri di diametro. L’altra vetta, alquanto piรน bassa, ergentesi sui paesi di Sant’Anastasia, Somma Vesuviana eย Ottajano e denominata la Somma, scende nel lato nord quasiย erticalmente verso il cono interno con cresta semicircolare. Il complesso della Somma e del Vesuvio รจ un gran cono piatto che si innalza a 1282 metri dal livello del mare. Levasi la Somma sopra tufo trachitico bigio simile a quello (lei crateri Flegrei ed il suo cratere da una parete all’altra puรฒ misurare 5 chilometri con un’altezza di circa 600 metri. La formazione di questo muro gigantesco incominciรฒ probabilmente sotto il mare ma si compi sopra la superficie di esso. Una valle falcata separa la Somma dal Vesuvio; nella parie nord-est questa valle chiamasi Canale dell’Inferno; nella parte nord ^/r?o del Cavallo {di 711 metri dal livello del mare) e glicini nella parte nord-ovest. La continuazione dell’Atrio del Cavallo รจ formata dalle Piane, aspro campo di lave formante una zona quasi piana che serve a sud di base alla vetta, il Vesuvio propriamente detto.ย Fra le Piane occidentali e l’estremitร nord-ovest della Somma sta l’Osservatorio (610 metri dai livello del mare) sul cosidetto Monte de’ Canterani, avanzo sgretolato del muro della Somma. Per le numerose moderne correnti di lava l’Atrio s’innalzรฒ sino all’altezza dell’Osservatorio e i burroniย in cui precipitaronsi dall’Atrio le lave furono in parte colmati. La figura 4 fa vedere esattamente l’aspetto del Vesuvio veduto dall’isola di Nisida. Essa รจ interessante, perchรจ mostra nel modo piรน evidente quanto l’occhio possa ingannarsi nel giudicare l’altezza e la pendenza dei monti. La cima del Vesuvio, la cui altezza attuale ragguagliasi a 1282 metri dal livello del mare, vaย soggetta per le eruzioni del cratere a grandi e frequenti variazioni. Ogni eruzione ne cambia la configurazione e l’altezza che, nel 1845, era di 1200 metri, crebbe sino a 1297 nel 18G8 ed รจ un po’ diminuita dopo l’eruzione del 1872. La punta piรน alta della Somma, detta Punta del Nasone, s’innalza 1137 metri dal livello del mare. Anche il diametro del cratere in vetta รจ assai mutabile (circa 750 metri), del pari che il baratro e il fondo del cratere che assumono ad ogni eruzione una forma diversa. Orli, profonditร e forma del cratere vanno soggetti a cambiamenti radicali secondo l’intensitร dell’eruzione ed รจ perciรฒ che il Vesuvio andรฒ e va soggetto a tante variazioni. Nelle eruzioni laterali formansi coni secondari di scorie (fig. 5) come quelli del Fosso della Monaca, del Viulo, dei Vaccoli e delle Bocche Nuove. Dal baratro del cratere, oltre i caldi e fischianti vapori acquei, salgono anche idrogeno solforatoย e acido carbonico, mentre le pareti squarciate rimangono incrostale di zolfo e altre sublimazioni.
Il vapor acqueo sbuca dalle fenditure del cratere, dalle correnti di lava e spesso anche dalleย pareti laterali della montagna e genera cosi le fumarole il cui aggregato forma quell’enorme pennacchioย di vapori sopra il Vesuvio che รจ il barometro dei Napoletani. La direzione che piglia questo pennacchio indica spesso 24 ore prima i cambiamenti del vento e della temperatura. Se si dirige verso Capri รจ segno di bel tempo, vale a dire, nel verno, di un tempo chiaro e fresco. Se piega verso Ischia ciรฒย annunzia il greco-levante e con esso un freddo sensibile. Quando poi il cratere si copre di fitte nuvole รจ imminente il vento di mezzogiorno con forti pioggie. Mineralogia del Vesuvio. โ Sembra, scrive il Marmocchi, che la. Natura abbia stabilito nellaย fucina del Vesuvio un laboratorio particolare in cui, combinando in varie guise e proporzioni diversi elementi chimici, compone roccie delle specie e forme piรน variate, la serie numerosa dei minerali vulcanici. Oltre le specie comuni agli altri vulcani sono proprii del Vesuvio : il ferro muriato, permuriato e trisolfato (pirite nera); il manganese solfato e muriato; il rame muriato, solfato. bisolfuralo e ossidalo foliaceo nero; la nefelina e il pleonaslo (specie di spinello nero) ; la calce carbonaia, idrala e magnesifera, sostanze che, coll’idocrasia, i lapidari napolitani lavorano da tempo immemorabile, facendone tabacchiere, collane, orecchini, braccialetti ed altri ornamenti che girano tutta Europa sotto il nome di lavori di lava; la sodalite dodecaedra e la meionite, delta da Romeo Delisle (/facm^o del monte di Somma; la sarcolite nobile, la zirconia, il topazzo, la condrodite, e le nuove specie che ricordano i nomi di tanti illustri personaggi, come la hreislakite, singolare pel
suo aspetto di peluria, la cotunnia (muriato di piombo), la humboldite, la zurlite, la davyna, laย beudantina e tante altre, delle quali, come delle suddette, chi volesse leggere le descrizioni minute e precise, non dovrร far altro che aprire il Prodromo della Mineralogia Vesuviana, nel quale sono esposti i risultamenti dei lunghi sludi del Monticelli e del Covelli, su tutte le parli di questo ramo
di patria mineralogia, o meglio i piรน recenti lavori dello Scacchi. Molli di questi minerali trovansi in vendita a Resina.
Il Vesuvio non รจ da paragonarsi, per la sua mole, nรฉ all’Etna, nรฉ al Picco di Teneriffa e molto meno ai giganteschi vulcani dell’Asia, del Nuovo Continente e dell’Oceania: ma nessuno piรน di esso
ha meritato celebritร nella scienza, richiamando l’attenzione de’ naturalisti e degli osservatori per la sua prossimitร ai luoghi piรน culti del globo, per la numerosa varietร de’ suoi prodotti, per la
sua accessibilitร e finalmente per la frequenza delle sue eruzioni. Vegetazione sul Vesuvio, โ I pendii piรน bassi del Vesuvio sono fertili in sommo grado e producono spesso tre raccolti all’anno senz’altro aiuto che l’aratura. Dalle uve cresciute sul terreno vulcanico si eslrac il ben noto vino Lacnjma Christi; il piรน comune รจ il rosso, ma il bianco รจ piรน dotato di quella delicatezza particolare di sapore propria di questo vino e la conserva piรน a lungo. La flora vesuviana contiene molte piante che non trovansi altrove in Italia. ร un fatto notabile che le valli vulcaniche e i pendii del Vesuvio, nonostante le devastazioni assai frequenti delle eruzioni, alimentano una popolazione di circa 80,000 anime, mentre la medesima area del terreno calcare apenninico non ne puรฒ nudrire la ventesima parte. Ascensione al Vesuvio. โ ร interessante soprattutto quando la montagna lavora, come suol dirsi, vale a dire, quando รจ in effervescenza e vomita lapilli, scorie, ecc., il che giร si vede da Napoli, al fumo durante il giorno ed al bagliore la notte. Da Napoli si va per Portici a Resina ove una buona strada staccasi a sinistra di quella di Salerno oltre l’ingresso agli scavi di Ercolano. Le vigne lussureggianti producono il suddetto vino Lacryma Christi che suol vendersi ai passeggieri (touristes) una lira la bottiglia.ย Salendo vedesi in alto l’Osservatorio e si procede sulla lava del 1631 ; in capo a mezz’ora la strada piega a nord e presso la chiesuola, veduta pittoresca in sommo grado sul monte Somma,ย l’Osservatorio, il Vesuvio. Prima di giungere, appiรจ del promontorio su cui sorge l’Osservatorio, s’incontra la lava sbriciolata dell’eruzione del 1858 che va verso San Giorgio a Cremano. Piรน oltre si vede la corrente di lava del 1872 la quale scorse fra Massa e San Sebastiano e si arriva poiย all’Osservatorio meteorologico (lรฌg. 6) all’altezza di 610 metri dal livello del mare.
Di quest’Osservatorio ebbe in prima la direzione l’illustre fisico parmigiano Macedonio Melloni,ย morto di colรจra a Portici nel ISSi, e a lui tenne dietro il vivente senatore Luigi Palmieri, che
pubblicรฒ in un opuscolo interessante le osservazioni fatte da lui nell’ultima grande eruzione del 26 aprile 1872. Una lastra all’ingresso dell’edifizio contiene il nome delle persone che perirono,ย come vedremo, nell’Atrio del Cavallo. Il Palmieri rimase intrepidamente al suo posto nell’Osservatorio, il quale contiene una biblioteca, un salone per le adunanze scientifiche e parecchie sale per gli apparati scientifici, le collezioni e le osservazioni, due terrazzi per le osservazioni all’aperto edย un sismografo per registrar le scosse. Dai terrazzi dell’Osservatorio scorgonsi a sud la grande corrente di lava nera del 1858, quella del 1868 che colmรฒ la vai Vetrana e quella verso San Sebastianoย del 1872 (1).
Sotto l’Osservatorio รจ il cosi detto Romitorio del Salvatore, fondato nel 1631, con una piccola osteria moderna. A cinque minuti di lร dell’Osservatorio รจ la Simone idh Ferrovia funicolare del
Vesuvio, costruita nel 1879-80 ed acquistata nel 1889 dall’agenzia inglese Cook. Lร si controllano i biglietti acquistati a Napoli e di lร sino al Cono delle Ceneri la nuova strada non puรฒ essere
percorsa che dai viaggiatori della funicolare ; i pedestri devon pigliare l’antica via faticosissima fra le ceneri sciolte, oppure sborsar 5 lire. La nuova strada suddetta segue per qualche tempo la direzione sud-est, indi sale con grandi circuiti e termina alla Stazione inferiore della funicolare con ristorante, a circa 800 metri di altezza. Questa funicolare รจ lunga 820 metri e la differenza di livello fra le due stazioni รจ di 400 metri. La salita รจ in prima del 48%, ma essa raggiunge una media di 56% ed un massimo di 63%. Il tragitto dura 12 minuti nei due sensi. In alto stanno le guide numerate che conducono in 10-15 minuti, per un sentiere passabile sulle ceneri e le scorie, in cima al cratere. Non v’ha pericolo per solito, tranne che appressandosi imprudentemente alla parete inferiore e a picco del cratere, ovvero esponendosi alle esalazioni solfuree od ai sassi lanciati dal cratere. Il panorama รจ indescrivibile: l’intiero golfo stendesi sotto come un mare argenteo, sopra
l’immensa Napoli le alture boscose di Camaldoli e a ovest la costa con la punta di Posillipo, Baia, Miseno, l’isola spianata di Precida, la piramide dell’Epomeo nell’isola d’Ischia; dietro, le cinque
isole Pontine e il promontorio di Gaeta sino a monte Circello ; a sud sopra Castellammare il dentellato ed aguzzo monte Sant’Angelo ed al suo piede, in situazione deliziosa. Vico, Sorrento e Massa
con le loro baie incantevoli ; indi la punta Campanella e la tricuspide famosissima Capri. Ben disseย il Goethe : // Vesuvio รจ un picco d’inferno in un paradiso. Il panorama che vi si gode toglie, come
un bagno, ogni stanchezza!
La salita al Vesuvio dal lato sud si compie meglio da Boscolrecase ove si arriva in 25 minuti, a piedi da Torre Annunziata e in vettura da Pompei. Si arriva in 2 ore a traverso i vigneti e i campi di lava al piede del Cono delle Ceneri senza passare nelle dipendenze della suddetta Funicolare. Rimane poi a fare ancora una salita faticosissima di un’ora od un’ora e mezzo in cui si puรฒ prendere
una giรนร a-aiuto a 3 lire, ma la discesa rapidissima sulla cenere non dura che 10 minuti. L’ascensione al monte Somma (1137 m.) โ la seconda vetta vesuviana che ancora al tempo d’Augusto era la sola, e circonda ora il cono qual cratere sprofondato con pareti quasi perpendicolari โ si puรฒ compiere da Massa, da Somma e da Ottajano. Meglio da Somma donde scorgesi giร il muro gigantesco del monte omonimo. A traverso le vigne ed un’ampia strada incassata si sale al santuario di Santa Maria di Castello (i3b m.), con superba veduta dal terrazzo della chiesa situata sull’orlo di una gola che va da nord a sud, detta il Bag7w del Purgatorio. Si scende quindi in questa gola a destra della scalinata che conduce alla chiesa e si sale di lร , fra i boschi, alla Croce, luogo assai frequentato dai campagnuoli ed alcuni minuti piรน lungi alla vetta (1137 metri dal livelloย del mare) donde lo sguardo spazia estatico sul Vesuvio dirimpetto (1282 m.), con le sue nere correnti di lava, sul mare con le sue isole pittoresche e sulla corona di montagne sino agli Abruzzi. Una discesa alquanto malagevole conduce in un’ora alla grande corrente di lava del 1872 nel Fosso della Vetrana, e, per una strada anche piรน malagevole, all’Osservatorio. L’eruzione. โ La serie dei fenomeni in ogni eruzione del Vesuvio รจ quasi sempre la stessa. Segni precursori sono assai spesso l’inaridire o l’intorbidarsi delle fonti, il receder del mare e rombi sotterranei simili al fragore di un treno a tutto vapore od allo sparo di una batteria, scosse e tremiti del terreno. L’eruzione stessa รจ preceduta il piรน sovente da una scossa violentissima che rimuove ogni ostacolo. Allora prorompono dal baratro del cratere i gas e i vapori acquei con violenza indicibile lanciando in alto nell’aria masse di ceneri e di pietre, mentre la lava in fusione ribolle sino all’orlo del cratere (fig. 7). Diritta sul cono d’eiezione comparisce un’immobile colonna di luce, la quale non รจ fiamma, ma riflesso della superficie incandescente della lava sobbollente; essa piglia tosto all’estremitร la forma”, giร descritta da Plinio, della cliioma di un pino gigantesco il Cui tronco รจ alto alle volte sino 3000 metri.
Alle scariche di vapori, ceneri e arene tengono tosto dietro quelle dei lapilli, delle scorie (fig. 8) e delle bombe, la cui dimensione dipende dal grado di resistenza della lava contro i vapori. Le
pietre volano in aria a traverso il fumo come racchette e ricascano roteando e scoppiettando sul labbro del cratere e lungo i fianchi della montagna. Spesso i vapori erompono con tale una forza a
traverso la liquida lava ch’essa si polverizza in ceneri, spinte, sotto il nome di pioggia di ceneri, a distanze incredibili e cosi fitte e dense che offuscano il sole e cambiano il meriggio in crepuscolo. Questa pioggia di ceneri รจ assai perniciosa, nel suo primo cadere, alle piante a cagione del suo acido cloridrico. Che se la lava fluidaย e infocata erompe dal cratere, la siย riversa in ardenti correnti di lava giรน pel dorso e le rughe della montagna frangendosi negli anfratti con scoppio violento in superbe cascate di fuoco. La rapiditร delle correnti di lava รจ assai varia come quella che ora scorre lentamenle, ora rapidamente o saltuariamente secondo i gradi di fluiditร , di temperatura, di pendenza del suolo e di fregamento; per tal modo essa percorse, ad esempio, nel 1776 : 2000 metri in un’ora; nel 1805: 2300 metri ; e nel 1872 : 1000 metri soltanto. Nel raffreddamento formasi rapidamente alla superficie una crosta di scorie, sotto la quale la lava continua a scorrere. Si puรฒ perciรฒ (ma non senza pericolo) camminar di traverso su questa crosta, mentre scorgesi per le spaccature la massa fluida ed ardente scorrer sotto di essa.ย Cenni storici sul Vesuvio e le sue eruzioni principali.
1. Eruzio.ni antiche. โ Vesuvius Mons e anche Vesevus presso i Latini, benchรฉ celebre ora per la frequenza e violenza delle sue eruzioni, rimase ne’ tempi antichi cosi a lungo inattivo che
ogni tradizione della sua attivitร primitiva andรฒ perduta e sin dopo l’era cristiana era rinomato principalmente per la grande feililitร del tratto che stendcvasi intorno alla sua base e sul suo dorso
(ViRG., Georg., ii, 227; Stiub., v, p. 247), fertilitร dovuta in gran parte ai depositi della fina arena e delle ceneri vulcaniche eruttate dalla montagna. Non mancavano, รจ il vero, le apparenze
dimostranti all’attento osservatore l’origine e la natura vulcanica del Vesuvio, dacchรฉ Diodoro (iv, 21) parla di ยซ molti segni dimostranti ch’esso era stato una montagna ardente in tempi antichissimi ยป ; ma ei non allude perรฒ ad alcuna prova storica o tradizionale della sua attivitร primitiva (fig. 9). Strabone (v, p. 247) per simil guisa lo descrive come ยซ circondato da campi della massima feracitร ad eccezione della vetta che era spianata in gran parte e brulla affatto, coperta di cenere con fenditure e cavitร fra lo roccie di aspetto arsiccio come fossero state divorate dal fuoco, cotalchรจ altri sarebbe stato tratto a conchiudere che il luogo fosse in addietro in uno stato di conflagrazione ed avesse crateri da cui erompeva fuoco, ma che questi crateri eransi estinti per mancanzaย di alimento ยป. Soggiunge Strabone che la grande fertilitร delle adiacenze era dovuta probabilmente a codesta causa, come la fertilitร di Catania derivava dall’Etna. Ed a cagione di questa fertilitร come della bellezza della prossima baia, la linea costiera, appiรจ del Vesuvio, era occupata da parecchie floride cittร e da molte ville appartenenti ai ricchi patrizi romani. 11 nome di Vesuvio ricorre due volte nell’istoria prima dell’era cristiana. Nel 340 av. C. fu combattuta a’ suoi piedi la grande battaglia fra i Romani e i Latini in cui P. Decio si consacrรฒ volontariamenteย alla morte per assicurare ai Romani la vittoria (Liv., viii, 8). La scena precisa dellaย battaglia รจ per vero incerta, quantunque fosse probabilmente nella pianura a settentrione. Livio laย descrive come haud procul radicibus Vesuvii montis, qua via ad Veserim fercbat; ma la situazioneย del fiuniicello Veseris (apiid Veserim fluvium, secondo Aurelio Vittore) รจ al tutto incertaย com’รจ incerta l’esistenza del liumicello stesso. E di nuovo, in un periodo assai posteriore, vale a dire, nel 73 av. C, narra l’istoria che il celebre Spartaco, con gli schiavi fuggitivi e i gladiatori sotto il suo comando, si ricoverรฒ sul Vesuvio qual propugnacolo e in una discesa subitanea da essoย sconfisse il generale romano Claudio Pulcher inviato contro di lui (Plut., Crass., 9; Appiano, B. C, I, 116; Vell., Pat., ii, 30; Frontin., Strat., i, 5, ยง 21).ย Ma fu la tremenda memorabile eruzione del 24 agosto del 79 di C. quella che diede primamente al Vesuvio la celebritร ch’esso non ha poi piรน perduta. Questa grande catastrofe รจ descrittaย per disteso in una ben nota lettera del giovine Plinio, nipote di Plinio il Vecchio, allo storico Tacito, che gli aveva chiesto la descrizione delle circostanze della morte dello zio perย registrarla nella sua storia; e piรน succintamente, ma coll’aggiunta di circostanze favolose, da Dione Cassio (Plin., Ep.,ย VI, 10, 20; DiON. Cass., lxyi, 21, 23; Vici., Epit., 16).
ร notevole che, nel descrivere questa prima eruzione storica del Vesuvio, Plinio dice: ยซ Sollevavasiย una nube senza poter distinguere da qual monte (si seppe poi dal Vesuvio) della forma di un
pino, ergendo verso il cielo come un altissimo fusto, allargandosi poi a guisa della cima di un albero e mostrandosi ora bianca, ora macchiata e scura, secondo che traeva cenere o terra ยป ; codesta
colonna di fumo o di vapori in forma di pino fu poi osservata, come giร abbiam detto, in molte eruzioni successive. Gli altri fenomeni vulcanici descritti sono assai simili come sono comuni a tutte le eruzioni consimili: ma la massa di ceneri, sabbia e pomice eruttata fu cosรฌ immane che, non solo seppellรฌ leย cittร di Pompei e di Ercolano a pie’ del vulcano sotto un cunmio di parecchi metri, ma sopraffece eziandio la piรน lontana cittร di Stabia, ove Plinio il Vecchio morรฌ soffocato, e distese sull’intiero golfo una fitta nube di cenere che addusse un buio piรน profondo di quello della notte persino a Miseno lontano piรน di 24 chilometri dal vulcano (PuN., /. e). Per contro l’eiezione della lava fu di pocoย momento e, se lava emei-se dal cratere, essa non raggiunse le regioni abitate: noi nulla almeno leggiamo di correnti di lava e la nozione popolare che Ercolano fu invasa e rimase sepolta dalla lava รฉ certamente un errore, come vedremo in seguito nella descrizione di quella cittร .
Una calamitร cosรฌ grande ed inaspettata eccitรฒ naturalmente la massima sensazione e cosรฌ i poeti come i prosatori romani per oltre un secolo dopo l’eruzione abbondano di allusioni ad essa. Tacito
{Ann., IV, 67) parla del golfo di Napoli come di un pulcheirimus sinus, ante quam Vesuviits, mons ardescens, faciem loci verteret (Bellissimo seno prima che il Vesuvio, un monte ardente,
mutasse la faccia del luogo). Marziale, dopo descritta la bellezza della scena quando la montagna e le sue adiacenze eran vestite di vigneti, soggiunge : Cuncta jacent flammis et tristi mersa
favilla (Giace qui tutto dalle fiamme adusto). E Stazio descrive il Vesuvio come emulo dell’Etna: umilia Trinacris volvens incendia flammis.
Scorse un lungo intervallo prima che scoppiasse un’eruzione consimile. ร perรฒ probabile che il Vesuvio continuasse per qualche tempo almeno, dopo questa prima eruzione storica, a dar segni di
attivitร , emettendo fumo e vapori solfurei dal cratere ed a ciรฒ allude probabilmente Stazio {Silv., XIV, 485) quando parla della sua vetta minacciante distruzione : Necdum Icthale miliari cessai apex. Ma la successiva eruzione registrata, e probabilmente la seconda per importanza, occorse nel 203 dell’era nostra ed รจ rammentata da Dione Cassio (lxxyi, 2). ร quella probabilmente a cui allude Galeno {De meth., y, 12) e par certo dalla descrizione fatta da Dione Cassio dello stato della montagna,ย quando scrisse sotto Alessandro Severo, che la era allora in uno stato di attivitร occasionale,ย ma irregolare rassomigliante a quello de’ tempi nostri.
L’altra unica eruzione che trovasi mentovata sotto l’Impero romano avvenne nel 472 sotto il regno di Antonio Flavio imperatore di Occidente (Marcellin., Chron. ad ann.). Una quarta che
seguรฌ nel regno di Teodorico re dei Goti (512) รจ rammentata da Cassiodoro e da Procopio che ne descrivono con minuti particolari i fenomeni. Par certo che queste ultime eruzioni furono accompagnateย da scariche di correnti di lava le quali cagionarono gravi danni (Cassiod., Ep., iv, 50;ย Procop., B. C, II, 4; IV, 35).
Nel medioevo si puรฒ dire che le eruzioni del Vesuvio par fossero assai piรน rare e separate daย maggior spazio di tempo di quel che si fossero nei due secoli precedenti. 2. Eruzioni moderne. โ Si puรฒ incominciare da quelle del 685, del 993, del 1036, in cui la lava vuoisi giungesse sino al mare, del 1049, del 1139, del 1306 e del 1500, quest’ultima leggiera ma che lasciรฒ perรฒ un cratere di 8 chilometri di circuito e profondo 1000 passi.ย Seguรฌ un lungo intervallo di 131 anni durante i quali il Vesuvio si vestรฌ di una vegetazione. Narrano infatti Salimbeni e De Rubeis ch’essi, nella loro ascensione nel 1619, trovarono l’interno del cratere coperto di querele, di roveri, di frassini e altri alberi forestali. Da Ottajano si potevaย scendere nel cratere profondo 637 metri e di un diametro di 1578 metri. La montagna era coltivata da ogni parte sin presso al cono. La Pedamentina, o bassa crina nel fianco a sud, e gli Atriiย servivan di pascoli.
Il 16 dicembre del 1631, poco prima del sorgere del sole, incominciรฒ una nuova trenicmlaย eruzione che squarciรฒ con orribil frastuono il lato sud della montagna alcunchรฉ sopra l’Atrio del
Cavallo. Per due giorni il cratere vomitรฒ pietre infocate, colonne di fumo e nembi di cenere accompagnati da lampi. Pioggie di arena e di cenere giunsero, a traverso la Basilicata, sino a Taranto, e
in vicinanza del Vesuvio la cenere era alta 6 metri. A Napoli il sole fu abbuiato di pieno giorno e con la cenere si diffuse in ogni dove un odore molesto di acido cloridrico. Le pietre infuocato
distrussero cadendo ed incendiarono ogni cosa a Nola, Palma, Lauro, Ottajano e altre cittร dellaย pianura orientale in vicinanza del Vesuvio. Oltre a ciรฒ trcniuoti incessanti anche a Napoli e piรน oltre, Cosi andarono le cose sino al 18 dicembre in cui alle 10 del mattino il cratere, dopo una violentissimaย scossa, cacciรฒ fuori un’immane corrente di lava divisa in parecchi rami, spesso larghi alcuneย miglia, i quali allagarono i pendii fra Torre Annunziata e Portici, sino al mare, distrussero San Jorioย e si spagliarono a nord presso la Madonna dell’Arco, distruggendo alberi e case ed uccidendo circaย 3000 persone fra cui 400 che stavano facendo una processione. La lava scorreva con tale una rapiditร ย che giunse dal cratere al mare in men di un’ora. In pari tempo il mare si ritrasse dall’intieraย costa napoletana per tornarvi poi furioso.ย Uno dei suddetti rami della lava distrusse Bosco e Torre Annunziata e si versรฒ ancora 200 metriย nel mare; un secondo devastรฒ Torre del Greco e s’inoltrรฒ ancora 400 metri nel mare; un terzo abbattรจ Resina sopra Ercolano e Portici e si spinse ancor oltre in mare al Granatello ; un quartoย finalmente piรน occidentale si gettรฒ sopra San Giorgio a Cremano e toccรฒ ancor Barra e San Germano. Dall’alto del vulcano si staccรฒ un braccio ancor piรน grosso di lava il quale rovinando giรน pel Fosso della Vetrana e il Fosso di Faraone si precipitรฒ su Massa di Somma e giunse sino a San Sebastianoย e alla Madonna dell’Arco. La massa della lava vomitata in 2 ore fu calcolata in 73 milioni di metri cubici i quali coprirono all’altezza media di 5 metri una superficie di 14 Va milioni di metriย quadrati ! Una pietra del peso di 25,000 chilogrammi fu scagliata sino a Somma ed un’altra a Nola di tal grossezza che venti bovi non poterono trascinarla. Anche enormi correnti di melma cagionaronoย danni come le lave, le quali, ove terminavano, formavano alte colline. Dopo l’eruzione il Vesuvio, ch’era in prima 40 metri piรน alto del monte Somma, rimase 168 metri piรน basso; l’orlo del cratere sprofondรฒ e l’interno divenne un abisso angusto e profondo.ย La spiaggia vuoisi si prolungasse nel mare per ben 900 metri.
In seguito le eruzioni vesuviane divennero men violente, ma assai piรน frequenti, nel nostro secolo principalmente, in cui se ne annovera una quasi ogni 4 anni. Nelle piccole eruzioni la cima divenne per solito piรน alta e piรน ampia per contro nelle grandi. Ora aveva nel mezzo uno, due, tre coni, unoย nel presso all’altro, ora due o piรน cavitร con fondo piano o concavo, con o senza cono sopra di esso. Le recenti eruzioni, relativamente parlando, piรน violenti furon quelle del 1794, 1822 e 1872. 3. Eruzioni recenti. โ Nel 1794 l’intiero piano del cratere fu lanciato in aria e nella
Pedamentina si schiuse una spaccatura lunga 600 metri e profonda 30 metri, da cui s’innalzรฒ unaย mostruosa colonna di fuoco a cui tenne dietro immediatamente una poderosa corrente di lava che
giunse al mare in 4 ore, distrusse quasi per intiero, con una larghezza di 600 metri, Torre delย Greco, raggiungendo in alcuni punti della cittร 12 metri di altezza. Nel mare la lava formรฒ ancora
una massa alta 8 metri che costituisce ancora oggidรฌ l’orlo meridionale della cala di quella cittร .
11 Vesuvio tremava durante l’eruzione come per iscoppio di una batteria e in seguito tremรฒ anche il suolo a Napoli ove piovvero ceneri che sรฌ estesero sino a Taranto. A ponente subbissรฒ la punta del cono il quale si abbassรฒ di un quarto. L’intiera forma del Vesuvio cambiรฒ e la cenere si distese perย tre miglia intorno ad esso alta quasi mezzo metro. Nel febbraio del 1822 la lava proruppe dal labbro occidentale del cratere in tre bracci che riuiiironsi nella Pedamentina verso Resina sulle lave del 1810, formando una cascata maravigliosa. Piรน tardi una seconda eruzione ; in mezzo a un rimbombo che si udรฌ a notevole distanza nuova ejezione di l;iva in sei bracci nei medesimi luoghi con grande cambiamento nel cratere.ย Il 22 ottobre ad un’ora una colonna di fuoco con arena e cenere ardente s’innalzรฒ a ciica 600 metri di altezza ; con orribil fragore subbissรฒ l’orlo orientalo del cratere e ne uscรฌ fuori uร ย nembo dรฌ ceneri e lapilli che si riversรฒ per 3 quarti d’ora sopra Boscotrccase e Ottajano. Verso mezzodรฌ s’innalzรฒ a circa 2400 metri una nera nuvola a foggia dรฌ pino (fig. 1 1) in cui guizzavano lampi senza tuoni e, mentre la montagna tremava tutta, torrenti di lava riversavansi sino allaย Pedamentina tra Fosso Grande e Fosso Bianco a un miglio e mezzo dalla chiesa di Resina. Nelย pomeriggio dalla spaccatura nell’orlo orientale del cratere eruppe una quantitร cosรฌ grande di lava che accrebbe di oltre 12 metri la Pedamentina in direzione di Boscotrecase. Le detonazioni e le scosse parca minacciassero la distruzione compiuta del Vesuvio. Cenere e lapilli coprirono gli intieri dintorni del vulcano; la lava corse in direzione di Boscotrecase e si divise davanti ad esso in parecchi bracci ; dei 16,000 abitanti di Torre del Greco sci soltanto erano rimasti in cittร . Leย porzioni giร scavate di Pompei furono di bel nuovo coperte di cenere alta alcuni metri. Il gran cono divenne piรน basso e piรน largo alla base, e la Pedamentina s’innalzรฒ di oltre 60 metri. Il cratere rimase intieramente cambiato. Alessandro Humboldt descrisse da par suo questa grande eruzioneย nella sua op^rร AnsklUen der Natur (Aspetti della Natura), voi, ii, p. 272, Ma la piรน strepitosa delle recenti eruzioni vesuviane fu quella del gennaio 1871, la quale ebbe principio con una spaccatura nord-est nel cono delle ceneri sopra la quale si accumulรฒ a poco a poco
una grande mole di lava con in mezzo una bocca che mandรฒ nell’Atrio una corrente ricca di leucite. Quesla eruzione non terminรฒ intieramente che il 30 aprile del 1872 preceduta da altre minori. Il 23 aprile si rinforzรฒ la corrente di lava nell’Atrio del Cavallo, e il sismografo preannunciรฒ la catastrofeย imminente. Il 24 un torrente sfolgorante di lava con un pino gigantesco al lume lunare
attrasse un gran numero di spettatori curiosi si che la sera del 25 cran giร . arrivate al Ilomitaggioย 420 vetture. I crateri incominciarono a lanciare fra le cannonate pietre vieppiรน grosse e con
brevissime intermittenze. Dopo la mezzanotte i vapori addensaronsi e da molti fori nel cono proruppero fiumi incandescenti di lava si che tutta la montagna pareva coperta di un manto di fuoco. Il
cono della lava e il quarto cratere infuriaron piรน sempre lanciando i loro proiettili infocati a piรนย di 200 metri di altezza, mentre dal cratere in vetta la colonna di vapori ergevasi a circa 300 metri.
Il cono della lava aveva mandato in aria il suo vertice e la lava prese a correre verso l’Atrio. Il 2G aprile, verso le 3 ‘/a del mattino, una qiiantitcร di curiosi trovavansi nell’Atrio quando ilย cono si spaccรฒ in tutta la sua lunghezza dalla punta sino all’Atrio e ne usci fuori una fiumana diย lava (fig. 13), mentre la colonna di vapori saliva a 5000 metri dal livello del mare ed un nero nembo avvolgeva gli spettatori infelici che dall’Atrio non potevano piรน far ritorno al Romitaggio. Una grandineย di proiettili infocati piombรฒ loro addosso e nella loro vicinanza immediata scoppiรฒ fuori la lavaย sรฌ che un gran numero di essi vi perirono arsi vivi e fra questi nove giovani medici italiani.ย La spaccatura della montagna nel lato nord era ampia e profonda : prolungavasi per 300 metri
di lunghezza nell’Atrio ed erasi formato un crinale di lava alto 50 metri e simile ad una piccolaย catena di monti; il braccio piรน piccolo sprofoudavasi in una gola che separava le correnti del 1867
e 1871 e seguitava poi la corrente del 1858 verso Resina; la massa principale precipitรฒ nel Fossoย della Vetrana, ne colmรฒ l’intiera larghezza (circa 800 metri), lo percorse in 3 ore per una lunghezza
di 1300 metri e si versรฒ nel Fosso di Faraone.ย Il braccio sinistro colรฒ sopra la lava del 1808 e il destro continuรฒ il suo corso sopra la correnteย del 1855, penetrรฒ fra i borghi di Massa di Somma (fig. 16) e San Sebastiano al Vesuvio, li distrusse in parte e si arrestรฒ presso una villa che fu giร del celebre pittore Luca Giordano. Era uno spettacolo meraviglioso quello della lava scorrente nei frutteti; ogni albero raggiunto dalla lavaย si accendeva e bruciava (fig. 17).ย Dalle 10 del mattino sino alle 11 di sera la lava percorse 5 chilometri e ne copri 6-7. Il granย cratere in cima, diviso in due parti, cacciรฒ fuori, fra orribili boati, volumi immensurabili di fumo bigio e di vapori e lanciรฒ scorie ardenti, lapilli e ceneri sino ad un’altezza di 1300 metri. Il fumo si addensรฒ in pรฌnoaรฌ solito e i lapilli eie ceneri si sparsero lontano. Nella lava formaronsi /”ยซmaro/eย eruttive-o si schiusero nuove i?occ/รฌe. A Napoli i boati rassomigliavano ad un cannoneggiamento e la pioggia delle ceneri, ora come farina ed or come arena, era si inlensa che la gente usciva fuori coi parapioggia aperti.ย I danni cagionati dall’eruzione del 1872 furono ragguagliati a piรน di 3 milioni di lire.ย Nel 1878 avvenne un’altra eruzione di lava nell’^l/r/o del Cavallo; ma dopo la suddescritta delย 1872, di cosi imponenti e memorabili piรน non se ne contano.ย Ci rimane ancora a toccar un motto delle ultime recenti eruzioni del Vesuvio.ย Il 7 giugno del 1891 il cono vesuviano si squarciรฒ da cima a fondo dalla parte dell’Atrio del Cavallo e la lava continuรฒ a scorrere lenta lenta da questa fenditura per oltre due anni e mezzo.ย Codeste lave assai dense non corsero gran fatto lontano ma accumularonsi nell’Atrio del Cavallo formando una nuova collina di circa 135 metri di altezza e cambiando intieramente l’orografia di quello squallido vallone.
Nei primi giorni del febbraio 1894′ quest’eruzione laterale cessรฒ, la lava si alzรฒ di bel nuovoย premendo sulle pareti laterali del cono vesuviano, il quale fini per rompersi in uno de’ suoi punti
piรน deboli, ossia vicino alla grande squarciatura del 1872 ed ebbe cosi principio l’ultima attuai fase eruttiva del 1895. L’attivitร vulcanica si concentrรฒ tutta alla base del gran cono vesuviano ove eransiย aperte varie bocche da cui erompeva tranquillamente la lava in mezzo ad un gran volume di vaporiย presentando allo sguardo uno spettacolo imponente. Durante tutto il mese di luglio le lave non recarono danni rilevanti ; ma nell’agosto le lave allargaronsi e scesero sino a 480 metri circa dal livello del mare coprendo per 150 metri la strada rotabile provinciale che conduce all’Osservatorio vesuviano e distruggendo castagni e boschi cedui e piccole estensioni di vigneti e di altri- culti. L’ingegnere Tasconi, assistente del senatore Palmieri ni R. Osservatorio vesuviano, ha calcola che sino al 9 agosto le nuove lave avevano occupato un’area di circa 220,000 ni. q. con un volunย di circa G Va milioni di metri cubi.ย ยซ Finora โ conchiude il Mercalli nel suo dotto articolo : L’Eruzione del Vesuvio cominciataย 3 lurilio 1895, pubblicato nella Rassegna Nazionale (1ยฐ ottobre 1895) โ l’eruzione attuale sta n limiti modesti di una semplice fase di recrudescenza del periodo eruttivo incominciato sindall87 La catastrofe, cioรจ l’eruzione parossismale con cui questo periodo si dovrร chiudere โ a meno ci il Vesuvio non cambi il ritmo de’ suoi periodi eruttivi โ potrร seguire immediatamente la presen fase eruttiva, come avvenne nel 1872 dopo l’eruzione del 1871 ; ovvero il Vesuvio potrร rimetteiย per un tempo piรน o meno lungo sulla sua cima il maestoso pennacchio di fumo e di fuoco, che napoletani sogliono giustamente riguardare, non come una minaccia, ma come un ornamento d loro golfo incantevole ยป.
Sommario. โ Da tutte le suddette eruzioni deduconsi i seguenti fatti principali:ย 1 . Quando il cratere รจ quasi ricolmo o la sua superficie un po’ depressa sotto il labbiย un’eruzione puossi considerare imminente. I periodi di riposo occorrono quando il cratere fu vuotaiย da un’esplosione violenta o da una serie di piccole eruzioni.ย 2. Quando la bocca del cratere รจ cosi piccola o cosi rimpicciolita dalle materie accumula da non poter porgere libero varco alla lava raccolta nel serbatoio centrale, formansi spiragli o bocci laterali, le quali, essendo piรน prossime al focolare interno, scaricano la lava piรน liquida di queliย vomitata dal cratere centrale e, trovando una superficie meno inclinata, essa puรฒ scorrere in un corrente continua, il che รจ quasi impossibile coll’alto angolo della superficie del cono.ย 3. La coesione di una corrente di lava fa si che la scorra lentamente e che la sua superficiย rimettendo grado grado, pel raffreddamento dell’aria, della sua fluiditร , si sgretoli in frammen
innumerevoli o scorie, alcune delle quali formano uno strato profondo sulla superficie, mentre alti rotolano al basso dai lati. E come codeste scorie sono cattivi conduttori del calore, esse abilitan
cosi la porzione centrale della massa a conservare la sua fluiditร per un tempo ragguardevoli nell’istesso tempo che rendono possibile l’attraversar la corrente mentre scorre. 4. I tremuoti che precedono ed accompagnano le eruzioni sono causati probabilmente dallo sforzo del vapore elastico per liberare la gola interna del vulcano quando รจ ostrutta da una mass di materia solida.
5. Il cosi detto fumo del cratere consiste di vapor acqueo piรน o meno oscuro secondo cheย piรน meno carico di ceneri. Quando questo vapore si condensa nell’atmosfera scende in forniย di calda pioggia che piglia la consistenza della melma quando il vapore รจ pregno soverchiamente (ceneri e quando il terreno su cui cade รจ coperto di fina materia frammentaria.ย . Il fuoco che vedesi sopra il cratere durante un’eruzione non รจ fiamma ma il riverber della lava strutta ed incandescente entro il cratere sui nembi di vapore e di ceneri addensati e sospe:ย sopra di esso.
7. I lampi che veggonsi dardeggiare dagli orli di codesti nembi sono effetto dell’elettricitร prodotta dalla rapida condensazione del vapore in acqua o dalla conversione dell’acqua m vapore.
8. La diminuzione dell’acqua nelle fonti e nei pozzi sul declivio e alla base del Vesuvio considerasi qual indizio precursore di un’eruzione imminente, ma di questo fatto non fu ancor daย una spiegazione soddisfacente.
(1) Sull’Osservatorio Vesuviano troviamo in un periodico i seguenti ulteriori particolari :
“Questo Istituto, unico nel suo genere in tutto il inondo, รจ posto sopra un ciglione del monte di Somma, all’altezza di 637 metri dal livello del mare, cioรจ poco piij della metร dell’intiera altezza del Vesuvio. Esso dista in linea retta dal cratere centrale per metri 2200. L’edifรฌzio fu incomincialo nel 1841 e fu compiuto nel 1847. Il celebre Macedonio Melloni era giร stato nominato direttore dell’Osservatorio prima che si edificasse e quando doveva metterlo in atto fu destituito a cagione degli eventi politici del 1848. Nel 1852 il prof. Palmieri fu temporaneamente incaricato di far degli studii e riferire sulla convenienza di mantenere o abolire la nuova istituzione. Egli persuase il Governo dell’ importanza dell’Osservatorio, ma ricusรฒ di accettarne la direzione definitiva per riguardi di stima e di amicizia verso il Melloni. Morto costui nel 1854, il Palmieri fu nominato finalmente direttore dell’Osservatorio Vesuviano coll’esiguo stipendio di lire 1005. L’Osservatorio mancava di tutto; ma, avuto un piccolo assegno, il Palmieri cominciรฒ a provvederlo delle cose piรน importanti. Fra gli strumenti che hanno rivelato fatti di maggior momento son da porre il sismografo elettro-magnetico e l’apparecchio a conduttore mobile che sono d’invenzione del direttore. Lo spettroscopio poi ha rivelato la frequenza dell’acido borico e la presenza nelle sublimazioni di alcuni metalli, fra i quali ricorderemo il tallio, sfuggito finora alle indagini chimiche. ยซ L’Osservatorio ha permesso di fare la vera storia del vulcano, giacchรฉ da peregrinazioni staccate di esperti e laboriosi naturalisti si raccoglievano fatti slegati e quindi privi di vero significato scientifico. Ma le osservazioni perenni non solo hanno rivelato nuove cose, ma hanno affermalo leย leggi delle loro manifestazioni.ย ยซ Da che il Palmieri andรฒ a quel posto di sentinella avanzata della scienza geologica, il Vesuvio รจ stato per lo piรน in attivitร . Nel maggio del 1855 si ebbero ventisette giorni di copiose lave che passavano alle spalle dell’Osservatorio. Dal 1850 al 1860 vi furono fasi eruttive continue con unย massimo di conflagrazione nel 1858. Nel 18G1 vi fu un grande incendio di breve durala con elevazione del suolo a Torre del Greco e rovina di fabbricali. Ripigliรฒ il vulcano la sua attivitร nel 1865 e continuรฒ sino al novembre del 1868 per calmarsi dopo un incendio fragoroso. Si ridestรฒ poi nel gennaio del 1871 e, dopo aver dato lave perenni, proruppe il 26 aprile in una delle piรน violentiย eruzioni. In tutto questo tempo le lave scorsero quasi sempre dal lato dell’Osservatorio, offrendo larga copia di nuove indagini. Ma questa grande quantitร di lave, colmale quasi le valli adiacentiย all’elegante fabbricato, fa si ch’esso abbia quasi perduta quella sicurezza ed immunitร che nasceva dai trovarsi per circa 200 metri elevato sopra il suolo di quelle valli”.














