Ultime dall’eruzione del Vesuvio del 1779

di Vesuvioweb

Ultime notizie dall’eruzione del Vesuvio del 1779

Di

Aniello Langella

Sfogliando il bellissimo e quanto mai interessantissimo testo di Gaetano de Bottis, tutto dedicato all’eruzione del Vesuvio del 1779, ci si accorge di quanto questo uomo colto e attento ai fenomeni della natura, abbia in modo sostanzioso contribuito a rendere chiari (per quell’epoca) fenomeni naturali, tanto strettamente legati agli eventi eruttivi. Egli osserva, indaga ed analizza. Trae conclusioni sue spesso totalmente in disaccordo con il pensiero scientifico dell’epoca e riesce ad elaborare la teoria, il ragionamento verificabile. Il suo รจ il linguaggio di un uomo che conosce la materia. Un curioso, intellettuale, innamorato della materia. Gaetano de Bottis nasce a Torre del Greco nel 1721 ed assiste in etร  matura a tutta quella straordinaria fenomenologia vulcanica che caratterizzรฒ il Vesuvio per tutto il secolo XVIII. Lo colpiscono i fenomeni esplosivi, per i quali ha parole spesso epiche. Lo affascina il fuoco che vide da bambino nel 1727, passare accanto al convento dei Carmelitani della sua cittร . Lui conosce bene quella terra tormentata dalle lave del Vesuvio e ne รจ affascinato.

Gaetano De Bottis Professore di Storia Naturale nelle Regia Universitร . Ragionamento Istorico intorno all’eruzione del Vesuvio che cominciรฒ il dรฌ 29 Luglio dell’anno 1779 e continuรฒ fino al giorno 15 del seguente mese di Agosto. Napoli MDCCLXXIX, bella Stamperia Reale

Gaetano de Bottis (Torre del Greco, 1721 โ€“ Napoli, 1790) รจ stato un naturalista e professore universitario italiano.ย Gaetano de Bottis nacque a Torre del Greco nel 1721. Ricevette l’ordinazione molto giovane, a soli 24 anni e fu sia professore di Sacra Liturgia presso il Seminario di Napoli, sia un naturalista alquanto dotato. Si interessรฒ particolarmente di vulcanologia. Fu membro della Societร  Reale di Napoli, professore della Nunziatella e dell’Universitร  di Napoli. Contribuรฌ anche ad alcuni lavori nella sua cittร  natale Torre del Greco.ย Lo scienziato italiano Luca de Samuele Cagnazzi (1764-1852) criticรฒ gli insegnamenti e la stessa preparazione di de Bottis, affermando che, come il suo amico Alberto Fortis gli aveva fatto notare, il mondo accademico napoletano era sostanzialmente mediocre e “di tutto si voleva fare mistero specialmente nella chimica, come nella mineralogia. Io non aveva mai potuto avere una chiara idea dal sig. [Gaetano] de Bottis del sistema mineralogico stando in Napoli”.

Alcune note del suo bellissimo testo. Considerazioni fantastiche e uniche, come quella relativa al fiume sotterraneo della sua cittร . Il fiume Dragone che in silenzio scendeva dalla montagna di fuoco e che non aveva mai smesso di dissetare i suoi concittadini. Lui lo sente quasi scorrere sotto i piedi mentre il Vesuvio impazzisce durante quella devastante eruzione.

… Perocchรจ l’aria co’ ลฟuoi forti movimenti sviluppรฒ l’altro fuoco, ch’era in altre sulfuree non accese sostanze e lo stesso fecero i vapori; imperciocchรจย รจ noto, che se il fuoco, in cui abbruciano ferro, rame, piombo, vetriuoloย e oliose materie, quale รจ il fuoco del Vesuvio, diviene piรน rabbioso e piรน attivo, quando รจ toccato dall’acque o daโ€™ vapori. Egli รจ noto, che se il piombo o il rame fonduto si metta in forine umide, producesi un grande strepito o se poche gocce d’acqua cadano nel rame, mentre si fonde, nasce un terribile romoreย  e ‘ l metallo salta fuori con gran impeto e si dissipa quร  eย lร  e fortemente percuote tutto ciรฒ , che incontra , con pericolo di quei, cheย lo fondono e in fine se ponesi dell’acqua nell’olio, che bolle, anche nasceย un forte scoppio. E quรฌ mi torna a mente unย  particolar fenomeno, che osserย vai nell’Eruzione del Vesuvio, che seguรฌ l’anno 1776, che io per le mieย gravi occupazioni ,e per altre circostanze, che quรฌ non giova riferire, non hoย potuto finora descrivere, ma, fe farร  piacer di Dio, descriverรฒ in appresso;ย e il fenomeno fu quello, che segue.ย Da un gran torrente di fuoco, che discendea del Monte e camminavaย nel territorio della Torre del Greco, in vicinanza de’ nuovi Montetti, che sono presso a Bosco. Tre Case, si spiccรฒ un ruscello. Questo nello scorrere perย un coltivato campo, cadde in una cisterna piena d’acqua, che ivi era e come giunse a toccar l’acqua, con uno spaventoso fragore ne schizzรฒ in ariaย una gran fiamma e la cisterna si ruppe ed egli mancรฒ poco, che il fuoco non ammazzasse tutti circostanti, benchรจ non stessero molto vicino …ย ย Nella Torre del Greco, di presso al mare, vi รจ un bellissimo fonte, la cui acqua scende dal Vesuvio per ascose vie, conforme altrove ho detto, per entro una lava, che uscรฌ del medesimo Vulcano molto tempoย innanzi, che succedesse quella terribile Eruzione, che ricoperse Ercolano eย Pompei. Esso รจ sรฌ copioso, che dร  acqua per 24 cannoncini, a tutto quelย popolato paese; e oltracciรฒ quella, che rimane, volge un mulino, che macinaย nel tempo di 24 ore 40 tomoli di grano o circa. La dett’acqua si trovรฒ perย una mia congettura, che fu esaminata ed approvata dal famoso Architettoย Vanvitelli; e se il Comune del mentovato Paese volesse continuare lo scavoย in altri vicini luoghi, se ne potrebbe discovrire dell’altra, che in gran copiaย occultamente si scarica in mare.ย Non voglio quรฌ passar con silenzio, un notabile avvenimento succedutoย nel menzionato fonte e che concerne anche l’ultimo Incendio; ed รจ questo.ย Poco prima, che accadesse lโ€™Eruzione, l’acqua di alcuni pozzi, che sono ne’ย contorni del Vesuvio, scemarono e l’acque di altri mancaron del tutto; maย quel fonte non solo non mancรฒ, ma nรจ pure assottigliossi dopo l’Eruzione sensibilmente crebbe, benchรจ le passate stagioni fossero state senza piogge eย vicino alla sua origine vi ardesse per ancora il fuoco. Egli mi pare, che’l riferito fenomeno chiaramente dimostri, che il medesimo fonte debba principalmente la sua origine aโ€™ vapori, ne’ quali si sciolgono le dette acque, raccolte nel seno del Monte, per forza del suo fuoco e che poi si condensano in qualche caverna, ch’รจ presto alla suaย  scaturigine nellaย mentovata antichissima lava, per entro la quale le sue acque scorrono, secondochรจ sopra รจ riferito.

Il testo che ritengo prezioso, nel tracciare la storia eruttiva del Vesuvio รจ arricchito da stampe altrettanto importanti ed in questo modesto contributo alla ricerca, svolgono un ruolo importantissimo, in quanto ci consegnano l’immagine del territorio vesuviano verso la fine del secolo XVIII. La stampa in particolare che abbiamo scelto per commentare il testo, ritrae l’Atrio del Cavallo, in una prospettiva tridimensionale di grande bellezza, ma allo stesso tempo di grande valore scientifico. La didascalia che commenta la stampa, di Nicola Fiorillo, ritrae il Vesuvio nella sua fase eruttiva intermedia ed inquadra lo scenario della costa, della Penisola Sorrentina con Capri in lontananza. Al centro dell’Atrio de Cavallo ed in vicinanza di eruzioni del Vesuvio precedenti al 1779, si possono osservare due massi di dimensioni enormi, superano in altezza il garetto dei muli, che l’artista-incisore ha disegnato; sono bombe vulcaniche che sono piรน alte di un uomo e sono larghe due volte una persona.

A proposito del Canale dell’Arena, il testo del De Bottis, diventa ancor piรน importante. Spesso se ne parla nei testi antichi e moderni di vulcanologia e raramente se ne descrive la morfologia, le dimensioni. Qui, in questo testo un breve, ma importante cenno a questa formazione del lato occidentale del Vesuvio. Sembra che ciรฒ che osserva il nostro vulcanologo,ย  sia talmente importante, da richiamare anche l’attenzione di Hamilton.

Nel detto Canale dell’Arena, oltre a queste pietre vetrificate di fuori e all’ altre, che ho accennate nell’antecedente Capo, ve ne sono molteย altre, la cui parte esteriore il violento fuoco ha mutata in un perfetto va ch’ รจ il lupis obsidianus, vitrum Vulcanorum de’ moderni Naturali eย un tal vetro in alcune pietre รจ della grossezza di una linea, in altre di due e in altre di un dito e piรน e in certe si dirama in graziosissimi scherzi. Lo spiccai da alcune di esse de’ pezzi assai curiosi; certi de’ quali somiglianoย ad un coltello ricurvo, che termina in punta molto aguzza; altri sono scanalati e diritti; e ne’ loro solchetti ai vedono de’ piccoli risalti conseai e dell’onde. Altri sono simili a’ guscj delle nuocciole ed altri de’ cocchi Americani; le loro superficie lucono alquanto e paion fibrose ed altri fono somiglianti a certi fregi, che sogliono fare gli Architetti ne’ capitelli, ed in altriย altri lavori, quali sono le volute, le foglie, i cartocci, le golette, gli uovoli,ย ed altre sรฌ fatte cose. Sento, che ilย  soprallodato M. Hamilton nella suddettaย Opera abbia anche fatto rappresentare al naturale molte di queste maravigliose bizzarrie.ย In oltre questo vetro รจ di diversi colori. Ve n’ha de’ pezzi, che sono diย un colore profondamente nero e molti sono di color oscuro gialleggiante ed in altri si vede il color rosso. Io n’ha che risplende come ilย rubino ed il suo ardore mirabilmente cresce, quando si espone al raggi delย Sole, benchรจ sia screpolato e di poco fondo. Egli รจ in una pietra di colorย piombino chiaro. All’ultimo, questo vetro รจ molto duro e le si percuote coll’acciaio , rende luminose scintille.

Ti potrebbe interessare