Pierre Mortier e la cartografia di Napoli
Di
Aniello Langella
Pierre Mortier, a volte viene anche riportato e ricordato come citato anche Pieter Mortier. Egli nacque a Leida, nel 1661 e si sa della sua morte nel 1711 ad Amsterdam. Figlio dโarte, si distingue per le sue capacitร tecniche nel rilievo cartografico e diventa un grande disegnatore ed incisore, collocandosi in quel filone di botteghe e stamperie che in Olanda, proprio in quel secolo XVII ebbe il suo auge.ย Decoratore, incisore, grande cartografo, seppe coniugare tecnicismo ed arte in numerose opere. Figlio di un rifugiato politico francese, opera in un primo momento in Francia per poi spostarsi in Olanda; dedica questa prima parte della sua vita ai libri svolgendo l’attivitร di libraio e qui incontra e sposa Amelia Gravesande (1666-1719); successivamente si dedica alla cartografia, passione che lo accompagna fino alla morte e per cui diventa rinomato: pubblica mappe e atlanti da editori francesi ottenendo premi e prestigio. La coppia ebbe due figli: Pieter II, e Cornelis Mortier (1699-1783), che insieme a Johannes Covens I (1697-1774), fondano la casa editrice Covens & Mortier (1721-1866), il piรน grande editore cartografico del XVIII secolo. Muore ad Amsterdam, ma la vedova continua l’attivitร fino alla sua morte. Una delle mappe rinvenute piรน importanti รจ quella che rappresenta, come dice la scritta in alto in francese “Fondi, Petite Ville de la Terre de Labour, Provence du Royaume de Naples”, quindi la cittร di Fondi (LT).ย Questo panorama รจ una edizione leggermente riveduta di un panorama di Napoli pubblicato nel 1663 nel terzo volume dei libri delle Cittร d’Italia di Joan Blaeu (1598-1673). Nel 1704 la stampa fu riproposta proprio dal Mortier, con toni policromi e dettagli molto importanti.
Ma soffermiamoci sulla Napoli, vista dal Mortier a volo d’uccello. Un modo di illustrare la ricca metropoli, giร adottato in precedenza da numerosissimi artisti. Questa del Mortier resta interessantissima e ricca di particolari sui quali poter lavorare nella ricerca e nella sperimentazione di nuove riletture storiche del territorio cittadino e dei propri confini.
La stampa policroma contiene numerosissimi e quasi infiniti punti iconografici, dai quali poter ricavare dati importanti, circa l’evoluzione urbanistica, lo stato delle coste, la geometria delle colline e degli sfondi di secondo piano che vanno dalla Solfatara, dai Campi Flegrei, al Ponte della Maddalena, con l’inizio della Regia Strada delle Calabrie. Centrali sono i palazzi del potere, tra il Castel nuovo, oggi Maschio Angioino ed il Palazzo Reale, nelle cui vicinanze di concentravano importanti edifici di culto, oggi non piรน esistenti. Bellissima e pulita la descrizione iconografica del tessuto urbano, dove monumenti grandiosi come il Duomo, Santa Chiara, San Severino e Sossio, appaiono dettagliati punti di riferimento, evidenziato inoltre con cromie differenti. Bellissimo il disegno del Castel dell’Ovo, con il suo collegamento a terra con ponte e rampa in muratura, che conduceva alle aree protette e portuali delle Sperone. Segue la chiesa di Santa Lucia con l’Arsenale, la Torre San Vincenzo, il Gran molo e la Lanterna. Segue ancora il Mandracchio e la costa dell’Arenella fino al Carmine ed alla foce del Sebeto. Tutto รจ stato disegnato in maniera ineccepibile, con una precisione certosina, ad imitazione della Fidelissima di Alessandro Baratta.
Si noti infine la chiesetta di San Leonardo D’Orio e la mancanza della Darsena.
