La villa Salvetella nel cuore delle Delizie di San Giorgio a Cremano
Di
Gino Scarpato
Defilata dai piรน noti percorsi ricchi di numerosi esempi di ville vesuviane settecentesche (principalmente via Pessina e via Buozzi) e precisamente lungo la via santโAnna si erge la cui mole risalta per la notevole altezza rispetto allโesigua larghezza della strada sulla quale prospetta lโimponente facciata. Probabilmente sarebbe piรน giusto dire risaltava visto che lโedificazione quasi incontrollata di palazzoni tuttโintorno ha mortificato non
poco lโaspetto della villa. Questo nelle forme attuali risale alla metร del XVIII secolo ma che , ad una lettura attenta della conformazione strutturale, รจ quasi sicuramente il frutto di una ristrutturazione di un piรน antico edificio probabilmente a destinazione rurale. Questa villa, spesso sottovalutata anche dalla storiografia, presenta in realtร molti elementi di notevole interesse. Le poche notizie sulla sua storia le possiamo acquisire da quanto scrive il Palomba nel 1881; da questo apprendiamo che nel 1764 la proprietร , che era dei Baroni di Ripa, passa per via di unโacquisizione allโasta ad Antonio Potenza Barone di Savanelle, dal quale prenderร il nome.
La facciata รจ caratterizzata da una partitura a lesene le quali al di sopra della fascia basamentale acquisiscono una doppia altezza e si concludono con eleganti capitelli ionici con festoni. Tra queste un intonaco a finti mattoni completa la facciata che presenta cosรฌ un aspetto giร di gusto neoclassico.
Gino Scarpato – La Villa Salvetella a San Giorgio a Cremano – vesuvioweb 2025
Di
Aniello Langella
Nel corso del XVIII secolo, le pendici del Vesuvio furono il palcoscenico di una delle piรน straordinarie espressioni architettoniche e paesaggistiche dโEuropa: il cosiddetto Miglio dโOro, un tratto di terra impreziosito da sontuose ville aristocratiche, residenze di villeggiatura costruite per le piรน illustri famiglie napoletane e questo era un luogo di magnificenza e raffinatezza, dove lโarchitettura si fondeva con il paesaggio e dove le รฉlite dellโepoca trovavano un rifugio per il pensiero, la cultura e il piacere della vita immersa nella natura ed anche per la salute. Questo straordinario scenario, denominato โLuogo delle Delizieโ, testimoniava lโincontro perfetto tra lโeleganza del barocco napoletano e il rigore del neoclassicismo borbonico.
Oggi, di quella grandiosa stagione artistica e culturale rimangono solo frammenti offesi, ombre sbiadite, testimonianze di un passato che la modernitร ha scelto di dimenticare. Tra le ville ormai abbandonate o trasformate in relitti della memoria sorge ancora, seppur ferita dallโincuria del tempo, Villa Salvetella, una delle piรน nobili residenze vesuviane del Settecento. Situata a San Giorgio a Cremano, lungo via SantโAnna, la villa fu edificata nella prima metร del XVIII secolo dai baroni di Ripa, che la destinarono a residenza di campagna. Nel 1764 passรฒ al barone della Salvetella, dal quale prese il nome, ma il suo destino, simile a quello di molte altre ville del Miglio dโOro, fu segnato da una parabola fatta di grandezza e decadenza, fino allโoblio dei giorni nostri. Si perchรฉ a mio avviso di oblio si tratta, dove un capolavoro architettonico tra imponenza e grazia, viene degradato a condominio sciocco. Villa Salvetella si distingue per la sua imponente facciata neoclassica, che emerge con grande impatto visivo sulla strada in cui sorge, evidenziando il contrasto tra la sua monumentalitร e lโesiguaย ampiezza del vicolo che la fronteggia. La struttura si articola in due registri, con un piano terra, massiccio e sobrio, con finestre incorniciate da semplici modanature ed il piano nobile, caratterizzato da grandi balconi che si affacciano sullโesterno con cornici aggettanti, chiaro riferimento agli elementi decorativi della Reggia di Caserta. Oggi di quei decori, sussistono numerosissimi resti, che andrebbero preservati e non deturpati. Lโinteraย facciata รจ scandita da lesene ioniche, sormontate da un cornicione marcapiano, mentre il prospetto รจ decorato con stucchi a finto mattone rosso, un espediente architettonico elegante che dona profonditร e calore cromatico allโedificio. Elemento distintivo รจ il portale monumentale, in chiave del quale spicca un nobile stemma araldico, raffigurante una mano alata, simbolo enigmatico, forse legato a unโantica leggenda familiare, esso aggiunge unโaura di mistero alla villa e ai suoi antichi proprietari. Oltre il portale, si accede allโatrio, un tempo sontuoso, oggi unโeco decadente del suo passato. La volta a botte conserva ancora affreschi barocchi, scoloriti ma ancora visibili, che un tempo decoravano lโingresso con scene mitologiche e allegorie della natura. Un tempo, attraverso questo atrio si accedeva a una scala monumentale, costruita secondo il tipico impiantoย settecentesco con rampe a blocco e balaustre lavorate, ma oggi, di questa struttura sopravvive solo il primo rampante, testimone mutilato di unโarchitettura che un tempo celebrava il gusto scenografico dellโepoca.
La carta del Duca Di Noja, ci mostra in parte lโestensione del fondo e come sulla planimetria, si articolava lโedificio, comprese le campagne ed il giardino circostante, e proprio questo giardino รจ stato perduto, assieme alla corte agricola, che era il cuore pulsante della villa stessa, cosรฌ, come molte residenze aristocratiche dellโepoca, Villa Salvetella era concepita secondo lo schema delle ville barocche napoletane, con una distribuzione armoniosa degli spazi, che erano un atrio dโingresso scenografico, unโesedra che introduceva al giardino, un ampio spazio verde retrostante, con statue e fontane. Oggi, di questa sistemazione rimangono solo deboli tracce. I pilastri che un tempo reggevano vasi ornamentali in cotto ora incorniciano lโaccesso a quello che fu il giardino, mentre il portale che delimitava lโesedra รจ ormai quasi del tutto scomparso. Un altro elemento di grande pregio, oggi purtroppo in rovina, รจ la cancellata artistica in ferro battuto, realizzata con la tecnica tradizionale della chiodatura. Questa lavorazione artigianale, tipica del XVIII secolo, conferiva eleganza e leggerezza alla struttura, trasformando un semplice elemento architettonico in una vera opera dโarte. Adiacente alla residenza principale, si trovava la corte rustica, destinata alle attivitร agricole della masseria annessa alla villa e secondo il Palomba, questa masseria era un importante centro produttivo, segno che Villa Salvetella non era solo un luogo di svago e rappresentanza, ma anche un fulcro economico legato alle terre circostanti. Questa villa, come diverse altre che punteggiavano il territorio vesuviano giร dagli inizi del secolo XVIII e che ebbero il loro massimo fulgore verso la metร dello stesso secolo, sono la dimostrazione del fallimento culturale, che per me รจ lโoblio delle ville vesuviane.
Villa Salvetella, come molte altre dimore del Miglio dโOro, fa parte di un patrimonio culturale oggi dimenticato. Ma chi lo sa? Chi รจ a conoscenza che questa villa come tantissime altre appartengono a quel patrimonio? Lo sanno gli inquilini che vi abitano? Lo sanno le amministrazioni varie che consentono ad ogni unitร abitativa, ad esempio di modificare gli infissi (la loro forma, i loro colori) a piacimento? Consentono che dai balconi un tempo meravigliosi penda la biancheria policroma? Le residenze che un tempo punteggiavano le pendici del Vesuvio, creando uno dei piรน raffinati paesaggi dโEuropa, sono state cancellate dalla memoria collettiva,ย inghiottite dallโincuria e dalla speculazione e qui la colpa รจ tutta dellโignoranza dilagante. Ignorano chi gestisce lโurbanistica, ignorano chi dovrebbe vigilare su questo, ignorano le Soprintendenze, ignorano i vari enti che si fregiano solo dellโapparire. Questo disastroso fallimento culturale non riguarda solo la perdita materiale degli edifici, ma รจ un colpo inflitto alla nostra identitร , al nostro legame con il passato. Si cancellano le radiciย storiche, si abbattono secoli di arte e di cultura per lasciare spazio a unโestetica priva di anima, dominata dal kitsch e dalla banalitร . Il bello viene soffocato, sostituito da un morboso culto dellโapparenza, dove il superficiale viene esaltato e il significativo viene ignorato. Ma perchรฉ non si completa il quadro facendo scendere da quelle balconate, qualche poster di Maradona o qualche bandiera del Napoli?
Le Delizie Vesuviane, che un tempo erano il cuore pulsante della civiltร napoletana, sono oggi fantasmi di pietra, ombre dimenticate di unโepoca che preferiamo rimuovere piuttosto che proteggere. Io penso che la bellezza non si distrugge, si dimentica ed รจ questo il vero fallimento. Villa Salvetella รจ uno degli ultimi baluardi di unโepoca che rischia di scomparire del tutto a causa dellโignoranza e non รจ solo un edificio abbandonato, al suo destino, ma รจ un simbolo della nostra indifferenza verso la storia. Ma la vera tragedia non รจ il crollo delle mura, nรฉ il decadimento delle decorazioni, ma รจ il silenzio della memoria, dove una civiltร che lascia morire il proprio passato non รจ una civiltร che avanza, ma un popolo che si autodistrugge. Non cโรจ progresso senza radici, non cโรจ futuro senza passato e quando lโarte viene cancellata, il primo vero condannato รจ il nostro stesso spirito