Mi rendo perfettamente conto che parlare male del calcio non può che attirarmi, nella migliore delle ipotesi, l’antipatia della stragrande maggioranza delle persone ma voglio comunque rischiare e provare a mettere in quattro righi un paio di riflessioni e, come diceva la canzone, “…vedere di nascosto l’effetto che fa”. E’ a tutti noto che al tempo dell’antica Roma gli spettacoli gladiatori erano molto seguiti dalla gente e che gli atleti erano i beniamini del pubblico il quale, quando erano veramente bravi, arrivava a idolatrarli. Qualche matrona si è giocata la reputazione pur di passare qualche notte fra le braccia di un mirmillone o di un reziario e quando questi marcantoni rimanevano feriti o uccisi nell’arena il loro sangue veniva raccolto per gli straordinari effetti afrodisiaci che gli si attribuivano.
Non parliamo delle remunerazioni… in quanto non sempre i gladiatori erano schiavi perché qualcuno lo faceva anche per mestiere o per necessità e poi anche gli schiavi, se riuscivano a rimanere vivi e sapevano deliziare il pubblico, potevano arrivare a riscattarsi ed a crearsi delle posizioni economiche molto ma molto solide. Ebbene oggi, se guardiamo al mondo del calcio, ci accorgiamo che la sua presa sulla gente è la stessa di quella degli spettacoli gladiatori: stesso fanatismo, stessa devozione per questa o quella squadra per questo o quel campione. E non a caso sto parlando di devozione, idolatria ecc, visto che si sente parlare normalmente di “fede calcistica” quando nel mio vocabolario – ovviamente parlo per me – questo lemma è legato a qualcosa di più serio, di più elevato che non riesco proprio ad identificare con 11 giovanotti super pagati che giocano, proprio così giocano mentre qualche loro devoto arriva addirittura ad ammazzare il “fedele” di un’altra squadra…
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