Monica Giuliano – I materiali da costruzione di Pompei: provenienza, estrazione, tecniche edilizie

di Vesuvioweb

I materiali da costruzione di Pompei, così come tutti quelli messi in opera nei prodotti dell’arte romana monumentale e non, sono stati oggetto, fin dalle prime indagini sistematiche condotte dall’archeologo napoletano Giuseppe Fiorelli1 nominato Direttore degli Scavi nel 1863, di numerosi studi che, partendo dall’analisi tipologico – strutturale della tecnica muraria e attraverso il metodo comparativo, miravano a stabilire alcuni criteri cronologici – base che servissero da guida nell’individuazione delle diverse fasi costruttive.

 

 

Già la scienza «positiva» ottocentesca aveva messo al primo posto nelle ricerche sulla storia dell’architettura antica, il momento tecnico come fatto qualificante o comunque condizionante della forma architettonica. Per restare nell’ambito – qui di maggior pertinenza – della cultura architettonica romana, basti ricordare le sintesi di Durm2 e di Choisy, ambedue nate in pieno clima positivistico, ma fornite di una solida griglia ermeneutica e di un apparato illustrativo assai ricco.

1 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

2 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

3 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

4 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

5 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

6 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

7 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

8 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

9 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

10 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

11 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

12 Monica Giuliano – Opere murarie a Pompei – vesuvioweb

Al confronto, i volumi, oggi correnti, della Blake e di Lugli abbondano di esemplificazioni, ma sono certamente più sommari sul piano concettuale e sul piano grafico, mentre l’impostazione tecnico – scientifica appare fortemente banalizzata rispetto all’intera vecchia manualistica ottocentesca. Questo clima di accademiche banalizzazioni fa parte del bagaglio dei ricordi di studente di Mario Torelli che, da aspirante archeologo, ricorda di aver studiato nei tardi anni ’50 le tecniche edilizie antiche memorizzando tipologie tanto inflessibili quanto prive di ogni senso storico o anche di significato tecnico e logico. Il «poligonale di prima maniera» o il «reticolato tardo repubblicano a piccoli tufelli» sembravano agli occhi del futuro archeologo e storico dell’arte e allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli, quasi entità metafisiche predeterminate, prodotto di un’evoluzione meccanica e assoluta. In questa logica, l’uomo avrebbe costruito prima in maniera rozza, con grosse pietre informi, poi avrebbe usato pietre squadrate, indi con l’invenzione delle malte e con l’introduzione del mattone avrebbe raggiunto la «perfezione romana» del laterizio e del cementizio, una teleologia ferrea e insensata che da Romolo giunge a Traiano e Adriano, inesorabilmente. Si dimenticava, tanto per fare un esempio, che la maniera poligonale già nel VI secolo a.C. in Grecia o nel IV secolo a.C. in Italia aveva raggiunto livelli elevatissimi di perfezione tecnica e formale e che pertanto non poteva essere considerata un «antecedente» di modi di costruire né più raffinati né più complessi dal punto di vista sia delle procedure impiegate sia dell’organizzazione del lavoro.

 

 

Ti potrebbe interessare