La storia di Napoli in esameri latini di Gabriel Henry Cremer
Di
Vincenzo Pepe
Nel 1866 fu pubblicata in Inghilterra una breve storia di Napoli, dalle origini fino allโUnitร , in versi latini, dal titolo Neapolis, Carmen latinum, opera di Gabriel Henry Cremer (1845-1914), latinista, professore universitario ed esponente non di primo piano dell’universo letterario tardo-vittoriano. La composizione conta 230 endecasillabi, ed รจ corredata da un piccolo apparato di note con le quali l’autore aiuta il lettore nella comprensione delle vicende storiche alle quali egli fa riferimento nei versi. Con questo testo lโautore aveva partecipato a uno dei tanti premi di poesia che ogni anno le autoritร accademiche di Oxford indicevano, e ancora indicono, e si era aggiudicato il primo premio, che includeva anche il diritto a una pubblica lettura allo Sheldon Theatre, cosa che
avvenne il 13 giugno del 1866, come si apprende dal sottotitolo โrecitatum in theatro Sheldoniano die Junii XIII MDCCCLXVIโ.
Non si sa se lโautore sia mai stato a Napoli. Il tono rapito con il quale egli descrive โla bellezza mirabile che lรฌ dipinge le coseโ, farebbe pensare che forse vi era stato, sia pure per un breve periodo; quel che รจ certo รจ che egli mostra di essere innamorato del clima e delle bellezze naturali degli scenari partenopei, e di essere un appassionato conoscitore della storia napoletana. Lo attesta il tono celebrativo dellโincipit, nel quale il giovane poeta, sfruttando echi e suggestioni di derivazione pontaniana o sannazariana e di altri umanisti napoletani, tratteggia lโidentitร di Napoli come locus amoenus, come cittร pacifica, che, compiacendosi e accontentandosi โdei suoi colli rugiadosi e delle fonti e dei campi // e dei gioghi e delle acque tranquille// e di quanto di ameno sia frutto di terra fertile e aria salubreโ [te liquidi fontes saltusque et rura juvabant, // Te juga tranquillique lacus et quicquid amoeni // Aut terra uberior creet aut felicior aether] a differenza di Roma, non ha mai perseguito la fama grazie alla forza delle armi, e si รจ tenuta anzi lontana โdagli sconvolgimenti, e dalle guerre italiche non sueโ.